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Napolitano conferma il si al referendum confermativo

Napolitano: si al referendum confermativo

Giorgio Napolitano è intervenuto al Corriere in un’intervista nella quale ha chiarito diversi punti, principalmente legati al referendum confermativo e al possibile confronto tra Roma e Bruxelles.

Il presidente emerito ha confermato: “È vero che da presidente della Repubblica, rivolgendomi al Parlamento europeo nel 2014, affermai: “Non regge più una politica di austerità a ogni costo”. Da allora questa considerazione è stata sempre più largamente condivisa negli ambienti europei. Da un lato, per quel che riguarda le politiche di bilancio degli Stati nazionali, si sono introdotti criteri di flessibilità alla cui definizione l’Italia ha partecipato e di cui possiamo beneficiare.”

Poi proseguendo il suo intervento Napolitano rivela:

Il presidente Renzi e il ministro Padoan si sono molto spesi in questo senso. Dall’altro lato e nello stesso tempo, il presidente della Commissione Juncker ha annunciato un importante impegno per un adeguato piano di investimenti. Questi ed altri orientamenti debbono essere portati avanti effettivamente e con coerenza: è interesse non soltanto dell’Italia, ma dell’Europa. E va approfondita una strategia di sviluppo seria, concertata al livello europeo, che abbracci novità ormai mature come l’attribuzione di una “capacità di bilancio” all’Unione europea. È uno sforzo a cui il nostro Paese può dare il suo contributo propositivo con la necessaria puntualità, determinazione e attitudine al dialogo con altre posizioni presenti nelle istituzioni dell’Unione”.

Poi per quanto riguarda i rapporti con L’europa: “Non penso che l’Italia debba sentirsi “un sorvegliato speciale in Europa”. In questi due anni il governo e il Paese hanno mostrato una volontà riformatrice di cui sono convinto che i più attenti nostri partner europei hanno compreso il valore e apprezzato i primi risultati“.

Infine sulle riforme e sul referendum confermativo: “il referendum confermativo è previsto dall’articolo 138 della Costituzione, nel caso di non raggiungimento dei due terzi della maggioranza parlamentare sul testo della riforma, e scatta secondo iniziative che lo stesso articolo regola. Non è insomma automatico e non è il governo in quanto tale che lo promuove. Personalmente sosterrò la conferma della legge di riforma approvata dal Parlamento e mi auguro che le opposte parti politiche si confrontino sul referendum nella sua oggettività”.

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