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La dislessia ha radici genetiche

È stato scoperto il marcatore genetico che legherebbe la dislessia alla diagnosi e quindi alla sua possibile cura.
Il gruppo di ricercatori dell‘Istituto di neuroscienze del Consiglio nazionale delle ricerche e dell’Università di Pisa, del San Raffaele di Milano e dell’Ircss Medea, ha collegato un gene collegato a sua volta alla vista, il Dcdc2,che fa leggere diversamente.

«Oggi la malattia viene diagnosticata solo quando si evidenzia un ritardo dell’apprendimento e vengono escluse altre cause. Questo rallenta a volte di anni ogni forma di intervento», ha spiegato Giudo Marco Cicchini, dell’ In-Cnr di Pisa.
La ricerca italiana è stata pubblicata su The Journal of Neuroscience, e qui leggiamo che gli autori hanno esaminato un gruppo di dislessici portatori di un’alterazione di questo gene.

Lo studio ha voluto dimostrare come questi soggetti siano ciechi al movimento degli stimoli visivi che solitamente vedono i soggetti sani.
«I pazienti riportavano correttamente la forma o l’orientamento di un oggetto, ma se forzati a indicare la direzione in cui si muovono alcuni stimoli tiravano a caso», ha spiegato Maria Concetta Morrone dell’Università di Pisa. L’aver scoperto questo sottotipo di malattia che potrà essere così individuata in maniera precoce, potrà permettere l’intervento con terapie riabilitative più efficaci e mirate.

About Stefania Pedroso

Content writer collaboratrice a tempo pieno, si occupa di notizie di spettacolo, gossip, tecnologia e cronaca.

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