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Italia piange la scomparsa di Silvana Pampanini

L’Italia che piange la scomparsa di Silvana Pampanini

Se il mondo della musica è in lutto per l’addio al grande maestro francese Pierre Boulez, il mondo del cinema è addolorato per la scomparsa di una delle sue più grandi, belle, e purtroppo ultime, vere dive.

Silvana Pampanini, 90 anni, è morta dopo un lungo ricovero al Policlinico Gemelli di Roma, dove due mesi fa era stata sottoposta a un complesso intervento chirurgico addominale. Dopo un’iniziale ripresa, tanto da far pensare a un ritorno a casa, sono insorte complicanze che ne hanno interrotto il recupero. I funerali si svolgeranno venerdì 8 gennaio alle 11 presso la parrocchia Santa Croce in via Guido Reni 2 a Roma.

È stata una stella del cinema italiano e la donna più amata (invano) da Totò che le dedicò – provocatoriamente – la famosa canzone Malafemmena (anche se c’è una versione diversa: l’attore l’avrebbe dedicata alla moglie Diana).

La Pampanini non concretizzò mai le proposte che le arrivarono da Hollywood, ma lavorò in Francia dove fu soprannominata Ninì Pampan, in Spagna, Jugoslavia, Egitto, Argentina e soprattutto in Messico, dove girò alcune pellicole mai uscite in Italia.

Viso ammaliante, labbra carnose, fianchi stretti e seni prosperosi ma non da maggiorata, la Pampanini è, dal 1948 al 1954, all’apice della sua carriera, e diviene ben presto un sogno erotico inafferrabile per gli italiani, e non solo.

Tutti la vogliono, Finisce sul set di commedie come 47 morto che parla (di Carlo Ludovico Bragaglia, 1950) o Bellezze in bicicletta (di Carlo Campogalliani, 1951), dimostrando di riuscire a recitare non solo ruoli della donna fatale ma anche calarsi in personaggi più impegnativi, recitando in storie drammatiche come Processo alla città di Luigi Zampa (1952) e Un marito per Anna Zaccheo di Giuseppe De Santis (1953).

Nel 1958 diventa regista: realizza un cortometraggio dedicato alla passione che non l’ha mai abbandonata, quella per la musica: si intitola Melodie a Sant’Agata ed è un omaggio a Giuseppe Verdi. Dagli anni Sessanta dirada la sua attività cinematografica.

Per due volte è stata regista, ha dato alle stampa un’autobiografia piena di verve fin dal titolo “Scandalosamente perbene”, ha sempre mantenuto uno stretto riserbo sulle sue vicende private celando perfino il nome del grande amore che non avrebbe potuto sposarla a pochi mesi dal fatidico “sì” perché stroncato da una grave malattia.

Ed oggi l’Italia si trova a piangere un’altra sua grande diva che se ne va.

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